• Clara Oliveri

Cara Silvia, da volontaria ti sono ancora più vicina. Fai volare via l’odio e buona vita!


Cara Silvia, sono stata anch’io una volontaria, in Camerun. Sono tornata in Italia il 29 settembre 2018, due mesi prima del tuo rapimento.

Anche in quel momento molta gente ti attribuì l’aggettivo “oca giuliva” perché ai loro occhi, sei diventata una volontaria “perché fa moda”.

Al tuo ritorno ho letto cose raccapriccianti, dal tuo arrivo con il sorriso alla tua conversione.

È semplice, troppo semplice parlare, giudicare.

Perché ho deciso di diventare una volontaria? (https://www.parolepercrescere.com/post/perch%C3%A9-ho-deciso-di-diventare-una-volontaria) Non si può spiegare a parole, sono partita prendendo tutti i miei risparmi, ma la forza motrice è stata la compassione, l’amore per la vita, il voler donare un sorriso a chi è molto meno fortunato di noi. E quando ti ritrovi lì capisci di essere in un mondo totalmente distante e differente dal tuo. Capisci di dover contare solo ed esclusivamente su te stessa. E preghi che non ti accada nulla. Ci vuole coraggio e cuore! E ho realizzato, dopo tanto tempo dal mio ritorno, di aver fatto un’esperienza simile. Questo per dire, che sono esperienze forti vissute in un solo mese di volontariato, e non oso immaginare quanto sia stata dura per te, in 18 mesi di rapimento.

Per mia fortuna non mi è accaduto nulla, ma è stata l’esperienza più toccante e bella della mia vita. L’Africa ti tocca il cuore e il sorriso di quei bambini ti da la forza e la voglia di dare sempre di più. Non si fa per moda, lo fai perché vuoi regalare un po’ di felicità, non tenendotela tutta per te!

“Chi te l’ha fatto fare, perché non stavi a casa tua?”

Il cuore te l’ha fatto fare! Chi parte per un’esperienza simile, parte con tanta adrenalina, ma anche timore. È il cuore che ti spinge a partire. Proprio per non lasciare quel sorriso solo su un social, ma per donarlo a tutti quei bambini che hanno bisogno di un po’ di felicità. Chi parte, ritorna ricco, e non intendo il denaro, ti si arricchisce l’anima. Chi ha il coraggio di partire non lo fa perché “è di moda”.

Il mondo ha bisogno di persone coraggiose come te. Il mondo ha bisogno di questa umanità, questa pura compassione, che non lascia spazio a pensieri del tipo “chi me lo fa fare, qui ho la mia vita, i miei comfort”.

“È tornata con un gran sorriso, se stava bene perché non rimaneva lì ed evitava di far sborsare soldi allo stato.”

Premetto che la maggior parte degli italiani ha vissuto traumaticamente la quarantena e la mancata libertà, accusando stress e insonnia. Perché è dura stare sul divano di casa propria a guardare la tv!

Allora pensiamo per un attimo a Silvia, 18 mesi di sequestro, senza nessun contatto, senza nessun affetto, sola con se stessa. Come disse il premier G. Conte “Prima di speculare su di lei, ci si dovrebbe ritrovare a 23 anni rapiti in Kenya, trasportati da persone armate nella foresta, camminare fino a 9 ore al giorno per un mese, passare tra 4 rifugi ed essere costantemente sorvegliati da terroristi.”

Sei un esempio per tutta l’umanità. Non solo per aver deciso di aiutare persone molto disagiate ma soprattutto per il tuo gran sorriso. Non vuol dire essere ingrati, o aver vissuto la prigionia come una vacanza. Vuol dire avere una forza nell’animo, nel cuore, fuori dal comune. Sei stata, sei e sarai forte. E questo è il sorriso di chi ha vinto, contro la paura di non farcela, di non vedere più i propri cari, di morire. Il sorriso di chi ama la vita nonostante tutto. Di chi riparte, di chi ha rivisto la luce dopo tanto tempo.

Io non so se sarei tornata con il sorriso, e lo dico con umiltà. Proprio per sottolineare la tua grandezza. Non hai pensato a tutto quello che hai dovuto passare. Hai semplicemente alzato gli occhi, respirato l’odore della tua terra e incrociato lo sguardo di chi ti ha aspettato con il cuore in gola.

Il tuo sorriso deve essere un esempio per tutti. Perché è semplice lamentarsi della vita, di tutto ciò che non va, e permettere ad intoppi banali di rovinarci la giornata. Tutti questi leoni da tastiera in realtà ti invidiano. E l’invidia è una brutta bestia. Perché tutti vorremmo essere Silvia!

Perché solo tu sai cosa ti porti e ti porterai dentro. Ma non hai permesso a nessuno di scalfire il tuo cuore. Il tuo sorriso.

“l’ingrata Silvia si è convertita all’Islam”

[Ecco un estratto della lettera della professoressa somala Maryan Ismail a Silvia. :

“Comprendo tutto di Silvia. Al suo posto mi sarei convertita a qualsiasi cosa pur di resistere, per non morire. Mi sarei immediatamente adeguata a qualsiasi cosa mi avessero proposto, pur di sopravvivere. E in un nano secondo. La sua non è una scelta di libertà, non può esserlo stata in quella situazione. Scegliere una fede è un percorso così intimo e bello, con una sua sacralità intangibile. E poi quale Islam ha conosciuto Silvia?” ]

Questo per dire che chi sa, non giudica. Chi non si aggrapperebbe a qualsiasi elemento che possa essere la tua ancora di salvezza, qualsiasi esso sia, che sia una religione, o qualsiasi altra cosa.

Essendo stata una volontaria anch’io, mi sono immedesimata molto nella tua storia. E se fossi stata io al tuo posto?

Tu che giudichi e avveleni i social, se fosse stata tua figlia, tua sorella, tua cugina?

Ma dovrebbe bastare il fatto che si stia parlando di una ragazza, buona, compassionevole. Una ragazza che ritorna VIVA nel suo paese.

Questo a me basta. E mi sono emozionata tanto sapendo del tuo ritorno.

Anche se fosse partita per un set fotografico, e l’avessero rapita, mi chiedo chi merita di morire, di soffrire, di aver tolto il sorriso.

Se si è letta tutta questa cattiveria, nei confronti di una volontaria, figuriamoci cosa sarebbe successo se fosse andata lì per futili motivi.

Concludo dicendoti GRAZIE, per l’esempio che sei, per l’Italia e per il mondo. Quel sorriso non lo perdere mai, non lo hai perso in quei mesi duri, non lasciare che ci riescano “persone” così impegnate a giudicare.

A me, come alla maggior parte degli italiani, interessa che stai bene, sei al sicuro, con la tua famiglia. E riuscirai a curare le tue ferite.

Buona vita!

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